Scissioni? Sono sempre i migliori quelli che non se ne vanno
5 AGO 20

Al direttore - Sono ormai tanti anni che da troglodita ottuso sostengo che il baco nativo, l’incipit dello scempio attuale, è consustanziale alla nostra Costituzione, entrata in vigore il primo gennaio 1948 (sessantasette anni, otto mesi e 22 giorni). Ed è pure logico che sia così: fu elaborata, dottrinariamente, dalle due culture politiche allora egemoni, quella socialcomunista e quella cattolica. A riprova del suo anacronismo e della assoluta necessità di rivederla, basterebbe il fatto, incontrovertibile, che non c’è più traccia di quelle due culture, meglio, di quello che rappresentavano allora. Sopravvivono ectoplasmi nostalgici, niente di più. Questo non è il luogo di dotte o pseudo virtuose discussioni senza fine, improduttive e devianti, ovvio che sintetizzo, ma per dire che piove non occorre fare indigestione pelosa di tomi di climatologia. Rimanervi abbarbicati, difenderla a prescindere, gridare alla morte della democrazia ogni volta che s’accenna a rivederla, definirla la più bella del mondo, è da persone intellettualmente disoneste, oppure da fruitori ostinati dei privilegi che assicura loro. Tertium non datur. Ergo, necesse est “Scissione & Liberazione”.
Moreno Lupi
Moreno Lupi
In politica, quando si parla di scissioni, di solito sono sempre i migliori quelli che non se ne vanno.
Al direttore - Come di consueto la Sua analisi sulla minoranza sacrificabile nel Pd non fa una piega. Ma se il punto di rottura – quello sulla riforma costituzionale – non si verifica, non salta l’intera ipotesi “pro scissione”? E’ vero: l’accordo che si fonda su di una “designazione” (dei senatori-consiglieri) che farebbe le veci di una “elezione” e su di una “ratifica” – sui cui presupposti perché sia concessa non si dice nulla – in luogo di una “nomina”, è fragile. Del resto, quando si ricorre a parole che non sono precisa “consequentia rerum”, il risultato non può che essere traballante. Tuttavia, un’intesa si raggiungerebbe, stando ad alcune dichiarazioni della minoranza. Ma se così sarà, non accadrà piuttosto che per chi “ab externo” si apprestava a entrare nella maggioranza o comunque a trarre vantaggio dalla rottura varrà, riprendendo la nota metafora super utilizzata, “chi di entrismo ferisce, di accordo nel partner desiderato perisce”?
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - Nel campo delle politiche del lavoro, in 18 mesi il governo Renzi non ha esitato a liberalizzare i contratti a termine, a rendere pressoché eccezionale (limitatamente ai nuovi assunti) la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, a “normalizzare’’ il ricorso al demansionamento, a consentire che gli esiti dei controlli a distanza siano utilizzabili anche ai fini disciplinari, a razionalizzare l’intervento degli ammortizzatori sociali (rafforzandone gli aspetti connessi alla c.d. condizionalità), a estendere – con decreto legge e senza negoziare con il sindacato – al settore dei beni artistici e culturali la disciplina dell’esercizio del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali. Ecco perché, da questo governo, indubbiamente coraggioso, ora sollecitato a ri-occuparsi del tormentone degli “esodati’’ (sarebbe la settima salvaguardia), mi aspetto una sola risposta, netta e precisa: “Andate a lavorare’’.
Giuliano Cazzola
Giuliano Cazzola
Al direttore - Le maledette buche, l’insidia antica dei sanpietrini, il traffico, le norme casuistiche che ti avvertono che potresti arrivare tardi anche se dal Campidoglio a San Pietro non devi fare le millemiglia, come ti avverte puntuale il Tom Tom. E allora per non inciampare nell’insidia di un silly chapter, un capitolo sciocco nella tua biografia. Ecco: allora parti. E per essere sicuro di non arrivare in ritardo che non sta bene e di incontrarlo Francesco, che non è solo il Papa ma anche il tuo vescovo, non salti il Tevere ma l’oceano e te ne vai a Philadelphia. Ha pensato così il sindaco di Roma Capitale.
Gino Roca
Gino Roca
Al direttore - A proposito dell’articolo di Daniele Raineri su Putin e Netanyahu: credo che i russi non abbiano interesse a confliggere con Israele. Hanno le carte in regola per diventare, e lo stanno diventando, leader nella regione. Mettere al riparo Israele, isolata sia dall’Europa sia dall’America sempre più vogliose di Israel free e piene di musulmani al loro interno, sarà un test importante per i russi. Se vogliono essere i dominus nella questione siriana e medio orientale, non hanno scelta. Forse non è nemmeno una scelta ma una strategia ben congeniata. Ai russi importa poco (beati loro) dei turchi e dei sauditi (sunniti) e sono pragmatici per tessere buoni rapporti anche con l’Egitto. Lo faranno anche con Israele che avrà tutta la convenienza nell’avere se non un alleato, almeno un affidabile player nella regione. Confido molto nella determinazione e nel pragmatismo di Mosca e Gerusalemme. Quando l’Iran avrà l’atomica, la questione si complicherà e forse tutto diverrà nebuloso. Per il momento è conveniente a entrambi restare in buoni rapporti, poi si vedrà. Il vuoto americano e dell’entità astratta che si chiama Europa cambia assetti che fino a ieri erano impensabili.
Franco Bolsi